|
|
| Vi trovate in: Home
» Public relation |
Fascino rom in passerella. Modi diversi di fare moda
Tra paillettes, lustrini e tessuti d’oriente la moda rom esce dai campi per salire in passerella. E lo fa a pieno titolo, forte di una tradizione tramandata per secoli di madre in
figlia. A guidare questo percorso un’antropologa, Alessandra Carmen Rocco, che al prezzo di sudore e dedizione ha messo su un progetto ambizioso: quello di un’Antica sartoria rom.
Antica perché ispirata alla moda gitana di fine ‘800, rom perché composta unicamente da maestranze romanì. Tutto ha inizio negli anni ’90 quando gli studi conducono Carmen nella
periferia di Roma. Con un diploma di conservatorio e la laurea in lettere, inizia a occuparsi di musica rom organizzando concerti di artisti provenienti dai Balcani. Entra nei campi
e da allora, per volontà o destino, non ne esce più. Stringe rapporti così saldi con gli abitanti che l’Antica sartoria sembra il normale prosieguo di un cammino intrapreso tempo
addietro. Nel ’97 scatta l’idea di un’impresa sartoriale. Allora nasce l’intuizione di «attualizzare la tradizione; accompagnare le ragazze in un percorso creativo che già conoscono».
E’ così che, girando di campo in campo, parecchie
romnià si uniscono alla scommessa di Carmen. Da allora l’impresa non ha fatto che crescere fino a sfidare il rigido mondo della moda, all’interno del quale non
poteva che far breccia. A cavalcare il progetto degli abiti in passerella, uno stilista di indubbia fama - Romeo Gigli - che, sensibile al fascino della moda gitana, ha voluto le
ragazze di Carmen protagoniste di un grandioso evento. Una sfilata di capi interamente realizzati da sarte rom, nella cornice romana del museo Macro. Secondo quanto riferiscono
cronache modaiole Gigli è stato infatti uno dei primi ad abbracciare il metissage e il gusto orientale nella moda, tanto che già nel 1987 portò in passerella la collezione Gipsy.
Egli stesso, grande viaggiatore attratto da culture diverse, ha affermato che in un momento in cui la moda non esprime più idee ed aspetta «l’indotto dalla strada, non c’è niente di
meglio che l’incontro con questo popolo che indossa il proprio viaggio, un viaggio che dura nei secoli attraverso il mondo». E per questo ha cercato di ricreare, nello spazio
espositivo del Macro, «una piccola casba, iperrealista o surreale, un’ambientazione simile ad un villaggio rom, come fosse una vera festa gitana, con danzatrici e bracieri, e con la
musica dell’orchestra di Saban Bajramovic, fatta venire appositamente da Belgrado». Purtroppo, però, non tutto è andato per il verso giusto. Se lo spettacolo è stato meraviglioso e
la maestria delle sarte fuori discussione l’organizzazione dell’evento non è stata delle migliori. Molti rom sono rimasti nello spazio esterno del Macro mentre i cosiddetti vip si
sono aggiudicati un posto al sole nella casba di Gigli. A tal punto che le stesse ragazze dell’Antica sartoria non sono riuscite a entrare e, per vedere le loro creazioni, hanno
dovuto aspettare la replica. Chiesta a gran voce
dai rom rimasti uori. E così le sarte rom non sono state presentate al pubblico che ha convogliando tutto il tripudio allo stilista. Sta di fatto che la loro abilità ha lasciato di
stucco gli increduli visitatori, rapiti da un turbine di colori, tessuti ed eleganza abilmente mostrati dalle giovani rom, in passerella per una notte. Rigorosamente scalze, hanno
danzato sulla sabbia chiara della scena, uscendo a gruppi da quinte illuminate dai colori della terra. Caldi, avvolgenti. I capi dell’Antica sartoria rom sono realizzati con fibre
naturali, come era in uso alla fine dell’800. Prevalente l’utilizzo di seta, cotone, canapa, lino e lana. Il tutto per realizzare i capi più disparati: dalle gonne a balze ai
pantaloni palazzo, dagli scialli colorati ai corpetti avvolgenti. Quest’ultimi ricamati interamente a mano, mettendo una dietro l’altra centinaia di perline, come nella tradizione
romanì. Molte di queste stoffe arrivano direttamente dalla ex Jugoslavia dove la lavorazione a mano è ancora diffusa. Alcuni vestiti sono stati confezionati anche al di fuori
dell’Antica sartoria. Il merito è stato di alcune romnià del campo romano di Vicolo Savini, dove Remzìa, Zobeida e Dika hanno realizzato i tradizionali dimije, pantaloni dall foggia
tanto ampia da sembrare delle gonne. A progettare l’evento è stata “Alta Roma” che in accordo con l’assessorato capitolino alle politiche sociali ha messo in piedi uno spettacolo cui
hanno partecipato oltre 1200 visitatori. Il progetto – raccontano - era di «far conoscere al pubblico della moda usi e costumi di un popolo affascinante e controverso» attraverso
la «partecipazione diretta degli stessi rom». Per arrivare pronte all’appuntamento del 30 gennaio scorso ci sono voluti anni d studio e pratica. Nonché corsi di taglio, ricamo e
cucito che le ragazze dell’Antica sartoria hanno seguit per rendere attuali capi e tecniche tipici della loro tradizione. La “squadra” di Carmen ha lavorato notte e giorno con la
forza della passione e la voglia di farcela, hanno realizzato in pochi giorni decine di capi. Perlopiù a mano, senza l’aiuto di macchine da cucire, facendo i conti col tempo e con i
disagi della loro sede. Infatti l’Antica sartoria non possiede un laboratorio stabile. Temporaneamente utilizza una scuola in disuso in via di Portonaccio, dove le sedici ragazze
della sartoria hanno affrontato anche il freddo. Sì, perché l’energia elettrica a disposizione era pochissima: o accendevano il riscaldamento o facevano funzionare le due macchine da
cucire. E hanno scelto il gelo. «Altrimenti – ci racconta una di loro – c’era il rischio che saltasse tutto l’impianto elettrico ». Carmen ha coinvolto giovani i età compresa tra i
1 e i 31 anni guadagnando i la loro fiducia, ma anche uella dei genitori. Numerosi gli aneddoti di una così strett collaborazione come quello di Luisana che «pur d non perdersi
un attim di lavoro, era disposta rassettare la roulotte già la sera prima. Onde evitare – ci racconta la ragazza – che la mamma le facesse far tardi l’indomani mattina». «Pe
arrivare puntuale – ricorda sorridente - ero disposta a rinunciare all’acqua scaldata e mi lavavo i capelli, in fretta e furia, con quella fredda». Il loro progetto è stato premiato
nell’ambito dell’iniziativa capitolina “Idee in Comune” portando a casa la promessa di una sede adeguata. Al momento però quella prevista dall’Assessorato si trova all’estrema
periferia di Roma, in un’area che le giovani sarte avranno grande difficoltà a raggiungere: un po’ per la lontananza, un po’ per l’assenza di mezzi. Intanto, mentre l’Antica sartoria
annuncia che il tem della prossima collezione sarà la moda circense, Carmen Rocco ritorna sull’esperienza tra i rom: «Attualizzare la tradizione romanì attraverso la partecipazione
delle ragazze - sottolinea l’antropologa - è un modo per far sì che le giovani abbiano un rapporto veritiero con la società ospitante ». Con la speranza che l’arte crei un canale
paritari di comun cazione tra le culture. E che le sarte possano ottenere un laboratorio riscaldato
29/11/2007
|
|
|
|